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VISIONI D'ORIENTE
FOTOGRAFIE
1860-1890
DALLA COLLEZIONE DI LUCIANO RIGOLINI
dal 11 dicembre 2000 al 10 febbraio 2001
L'Oriente dei fotografi, 1850-1880
L'Oriente, dopo la fine del XVIII e
durante tutto il XIX secolo, é stato per il mondo
occidentale oggetto di esplorazione, di studi, di
fantasmi e di sogni continui. La produzione scientifica,
letteraria e artistica che vi si rapporta é infinita,
riflesso di una vera ossessione. La colonizzazione, lo
sviluppo del turismo non fanno altro che amplificare
ancora il fenomeno. Questo riconosciuto fascino
dell'Oriente é stato rappresentato innumerevoli volte.
Dopo il 1839, data ufficiale
dell'invenzione della fotografia, numerosi sono stati i
viaggiatori, in Oriente come altrove, che hanno aggiunto
ai loro bagagli la pesante ed ingombrante attrez zatura
da fotografo. La moda crescente di questi viaggi, il cui
cammino era stato mostrato dalle armate napoleoniche, da
Chateaubriand, Champollion, i poeti romantici, poi
seguito dai curiosi sempre più numerosi fino alla
nascita di un vero e proprio turis mo moderno negli anni
1870 e 1880, ha poi incitato i fotografi professionisti a
istallarsi sul posto (Hammerschmidt al Cairo nel 1860,
per esempio), per vendere ai viaggiatori di passaggio
delle viste realizzate intenzionalmente, precedendo in
questo modo , di una decina d'anni, il commercio delle
cartoline.
(Tratto da Voyage en Orient. Sylvie Aubenas e Jacques
Lacarriérre. Bibliothéque national de France. Ed.Hazan
Parigi 1999)
La fotografia nel diciannovesimo
secolo in Giappone acquista valore e qualità con la
pratica della colorazione. In contrasto con gli
occidentali, i Giapponesi consideravano le fotografie
dipinte una forma d'arte, rifacendosi alla loro vecchia
tradizione dell'intaglio nel legno.\tab Un vero maestro
di quest'arte fu lo sconosciuto autore che su una foto di
Kusakabe Kimbei con duecento monaci buddisti, eseguì la
colorazione ridando espressione ai volti con l'utilizzo
di un pennello con un pelo per gli occhi e le labbra. I
vestiti e l'ambiente colorati magistralmente fanno di
questa immagine la più rappresentativa di questa
tecnica.
In Giappone i fotografi lavoravano occasionalmente come
"registi", mettendo in posa i loro attori in
situazioni drammatiche con sfondi ricostruiti. Venivano
usati dei fili di metallo sottili per alzare le go nne e
dare l'impressione del vento. Una volta che la fotografia
era scattata, il fotografo graffiava "la
pioggia" sulla lastra fotografica. \par Gli album
potevano essere fatti di legno laccato oppure intarsiati
con l'avorio e il compratore ordinava questi disegni
direttamente al fotografo oppure tramite un agente che si
occupava di comporre una sua collezione. Malgrado la
popolarità di questo genere di fotografie i paesaggi
furono i più richiesti. Il viaggiatore, dopo tutto,
avendo visto il ponte di Nikkò preferiva questa immagine
piuttosto che il ritratto di una dama sconosciuta.
(Tratto da Master of early travel photography. Ed. Thames
and Hudson 1983)
Fotografi in Medio
Oriente
Abdullah Fréres
Armeni, Kervork (1839-1918) impara la pittura a Venezia,
suo fratello Hovsep (morto nel 1902) era pittore di
miniature. Con il terzo fratello, Vichen, sono assistenti
presso Rabach, fotografo tedesco che ha uno studio dal
1856 al 1858 a Costantinopoli.\line Dopo la chiusura di
questo studio i fratelli aprono il loro p roprio studio a
Pera, il quartiere franco di Costantinopoli, nel 1858.
Nel 1863, li ritroviamo fotografi accreditati presso il
Sultano Abdul Aziz, contratto rinnovato sotto il
successore, Abdul Hamid II, appassionato di fotografia,
che li autorizza a foto grafare le principesse e le dame
di corte. Partecipano all'Esposizione universale a Parigi
nel 1867. Pubblicano, nel 1869, l'album Constantinople
ancienne et moderne. Membri della Societ\'e0 francese di
fotografia nel 1870. Premiati all'Esposizione
internazionale del 1878 a Parigi. Nel 1886-87 soggiorno
di Kervork al Cairo e in Egitto per conto di Tewfik
Pacha. Vi apre uno studio che funzioner\'e0 fino al 1895.
Interrompono le loro attivit \'e0 nel 1899 e rivendono il
loro studio a Sebah et Joallier.
Beato Antonio
Nato probabilmente a Venezia. Morto a Luxor nel 1906.
Fratello maggiore di Felice, lo accompagna in India a
partire dal 1857. Apre uno studio a Calcutta e arriva in
Egitto nel 1862 dove apre uno studio al Cairo, a Muski, a
Luxor, nel 1870, vicino al Winter Palace. Fotografa
solamente l'Egitto. Lavora, tra l'altro, con l'archeologo
Gaston Maspero, che acquisterà i suoi archivi, e
realizza numerose foto conservate oggi al Museo di
Boulaq.
Béchard Henri
Date sconosciute.
Fotografo francese. Sembra essere arrivato in Egitto
prima dell'apertura del canale. Lavora con Hippolyte
Delié e Mariette. Associato a J.Pascal Sebah a partire
dal 1873 al Cairo, con il quale apre un secondo studio
nei giardini dell'Ezbékié. Medaglia d'oro
all'Esposizione internazionale di Parigi nel 1878. Le sue
fotografie sono pubblicate in album da suo fratello e
André Palmieri nel 1887. Sembra abbia cessato qualsiasi
produzione intorno al 1880.
Béchard Emile
Date sconosciute
Fratello di Henri, sembra abbia soggiornato in Egitto a
seguito di Henri. Pubblica e gestisce il fondo.
Bonfils Félix
Nato nel 1831 a Saint-Hippolyte-du-Fort, morto nel 1885
ad Alès.
Fotografo francese. Impara la fotografia con Niepce de
Saint-Victor, nipote di Nicéphore.
Si installa a Beirut nel 1867 con sua moglie Lydie nata
Cabannis (1837-1918). E' lei che si occupa dello studio e
realizza i ritratti mentre Félix percorre il Vicino
Oriente. Il negozio porta la menzione: "Vedute di
tutto l'Oriente. Bonfils, foto; Alais (Gard), France.
Depositi: Parigi, Beirut, Gerusalemme, Il Cairo,
Alessandria, Porto-Saïd; per l'Austria e la Germania, a
Basilea (Svizzera)". In alcuni anni accumula un
magazzino di 15000 cliché e 9000 lastre stereoscopiche a
partire da circa 600 negativi. Nel 1871 premiato dalla
S.F.P. alla quale ha sottomesso una scelta delle sue
fotografie realizzate con lastre al collodio umido. Nel
1872, pubblica da Ducher un album di 100 foto del Vicino
Oriente. Nel 1876, rientra ad Alès e inizia la
pubblicazione di una serie di cinque album, Souvenir
d'Orient e, nel 1878, ottiene una medaglia
all'Esposizione universale di Parigi. A partire dal 1885
\'e8 il figlio Adrien (1861-1929) che riprende il fondo
di Beirut e lo rivende nel 1970 a Abrahama Guiragossian.
Lékégian G.
Nome e date sconosciute
Fotografo armeno, lavora in tutto il Vicino Oriente tra
il 1860 e il 1890 circa. Apre uno studio al Cairo nel
1887 presso l'Hotel Shepheard. Fotografo ufficiale delle
forze armate britanniche d'occupazione. Realizza numerose
fotografie vendute ai pittori orientalisti , tra i quali
Ludwig Deutsch.
Sebah J.Pascal
Nato nel 1838 a Costantinopoli;
vi muore nel 1910.
Fotografo di origine levantina, sicuramente cittadino
turco. Primo Studio "El Chark" nel quartiere di
Pera nel 1857 prima di trasferirlo rapidamente al 439 d
ella Grand-Rue di Pera associandosi al francese
A.Laroche. Ha un grande successo: diverse medaglie alle
esposizioni universali di Vienna nel 1873, dove partecipa
all'esposizione sull' impero Ottomano, a Parigi nel 1878
e a Filadelfia. Apre un altro studio al Cairo nel 1873 in
Collaborazione con B\'e9 chard. Le sue fotografie sono
anche diffuse a Beirut da Guarnelli. Si associa con il
francese Policarpe Joallier a Instambul nel 1884. A
partire dal 1888, le foto sono firmate Sebah &
Joail-lier. Nel 1899, riprendo no lo studio dei fratelli
Abdullah. Nel 1908 Joaillier rientra a Parigi e Sebah
vende il suo studio a Agop Iskender & Perpanyani con
i suoi archivi.
Zangaki C. & G.
Date sconosciute.
Fotografi greci, vivono e lavorano in Egitto e Palestina
tra il 1870 e il 1885. E' G.Zangaki che sembra essere
l'operatore. Inizialmente associati con H.Arnoux, aprono
un primo studio a Porto-Saïd. Diverse pubblicazioni a
Londra e a Parigi dove, nel 1896, partecipano al bel
Album de la Terre sainte.
LA TECNICA
I sali d'argento hanno costituito
la base della maggior parte dei materiali fotografici fin
dalle origini della fotografia.
Sebbene altre sostanze fotosensibili siano state talvolta
impiegate, ad esempio i sali di ferro, cromo, platino e
uranio, o i composti alla gomma bicromatata, tutte
mancano della notevole versatilità dei sali d'argento, i
quali sono in grado di produrre una grande varietà di
immagini fotografiche. La maggior parte delle moderne
carte fotografiche appartiene alla categoria delle carte
a immagine latente o a sviluppo, nelle quali l'immagine
viene formata dalla riduzione chimica delle particelle
d'argento in essa contenute. Mentre invece per circa
settant'anni, praticamente fino al 1910, il principale
metodo di stampa era quello a immagine evidente o ad
annerimento diretto, nel quale l'immagine si forma grazie
alla sola energia della luce senza l'intervento di alcun
sviluppo chimico. All'interno della categoria delle carte
ad annerimento diretto bisogna distinguere due classi
che, benché utilizzino entrambe il cloruro d'argento,
sono sostanzialmente diverse.
Alla prima classe appartengono quelle carte nelle quali i
sali sensibili vengono depositati direttamente sulla
superficie della carta, penetrando anche profondamente
nelle fibre. La soluzione sensibile é composta da
nitrato d'argento e cloruro di ammonio o di sodio, il
semplice sale da cucina dal quale é derivato il nome di
carta salata.
Nella seconda classe di carte i sali d'argento vengono
dispersi in varie sostanze come l'albume, la gelatina,
l'amido, le resine naturali e il collodio, che formano
un'emulsione. Tali sostanze, che sono in gran parte
responsabili del tono finale della stampa, vengono stese
al di sopra della carta, che funge dunque unicamente da
supporto, producendo una stampa ne lla quale la densità
generale, la resa del dettaglio e la definizione sono di
molto aumentate, mentre nella carta salata tutti questi
fattori sono limitati dalla diffusione della luce dovuta
alle fibre della carta.
La prima carta emulsionata, quella all'albumina, così
come fu praticamente usata durante tutta la seconda metà
del XIX secolo, fu inventata da Louis Désiré
Branquart-Evart, che ne diede ufficialmente notizia
all'Accademia delle Scienze il 27 maggio 1850.
Il successo della carta all'albumina durò incontrastato
per tutto l'Ottocento; essa venne usata da alcuni
fotografi, fino agli anni Venti, epoca della scomparsa
definitiva dal mercato della carta all'albumina.
Nessun procedimento fotografico ha caratterizzato in
così larga misura la fotografia de ll'Ottocento come la
carta all'albumina, e, caso unico nella pratica
fotografica, da ben tre procedimenti negativi diversi;
dal calotipo in un primo periodo, da negativi al collodio
(ma anche all'albumina) in un secondo periodo, e dal 1880
da negativi all a gelatina-bromuro d'argento. Per
preparare la carta all'albumina, la carta veniva fatta
galleggiare su di una soluzione di albume e cloruro di
sodio, fatta asciugare e quindi sensibilizzata in una
soluzione di nitrato d'argento, fatta nuovamente
asciugare ed esposta per contatto alla luce. I negativi
densi e vigorosi venivano stampati alla luce diretta del
sole per diminuirne il contrasto mentre i negativi deboli
e trasparenti venivano stampati in luce indiretta, la
quale aumentava il contrasto della stamp a. Il
particolare pregio delle carte ad annerimento diretto, e
in particolare di quella all'albumina, deriva dalla loro
capacità di riprodurre una gamma tonale centinaia di
volte maggiore di quella possibile con le moderne carte
al bromuro. Possiamo afferma re che dal punto di vista
della resa tonale e del dettaglio il sistema
negativo/positivo collodio /albumina non sia,
probabilmente, mai stato superato nemmeno dalle tecniche
moderne più avanzate.
Scritto da Giorgio Molinari e tratto dal volume Fortuny
Collezionista, edizioni Electa
Bibliografia
Voyage en Orient.
Sylvie Aubenas e Jacques Lacarriérre.
Bibliothéque national de France. Ed.Hazan Parigi 1999
Master of early travel
photography.
Ed. Thames and Hudson 1983
Portraits de Chine 1860 - 1912
Carrington Goodrich e Nigel Cameron.\line Ed. Aperture
book, New York 1978)
Les trois grandes egyptiennes. Les
piramides des Gizeh - A travers l'histoire de la
photographie.
Ed. Maraval 1996)
Rêve de papier
La photografie orientaliste 1860 - 1914.
Alain Fleig
Ed. Ides et Calendes, Neuchâtel 1997
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