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Andrée Julikà Tavares
di Gianfanco
Ragno (nov. 2009)
Tutti i lavori
in esposizione di Julikà Tavares trovano la loro origine nella
fotografia, come puro frammento del ricordo, fragile unità minima di
"ciò che é stato" (ça-a-été) di barthesiana memoria. Nella sua
natura di puro silenzio, essa appare come antidoto all'oblio, alla
mancanza di storia e biografia, illumina un qualcosa che potrebbe essere
inghiottito dal buio e dimenticato.
Con il
cinema, inoltre, la fotografia ha un rapporto diretto, susseguente,
quasi parentale. Due immagini bastano per un abbozzo di racconto, forma
sintetica di una storia - ed é stupefacente come esse risultino compatte
in nuce già trama, pur pronte ad accogliere sviluppi, sequenze e scenari
(Autour d'un film, 2005). Al vertice di una relazione tra ricordo
e luogo, la fotografia costruisce teatri fittizi, modella nuove strade,
accende il meccanismo narrativo.
Tuttavia é
interessante come le immagini siano poste nell'involucro di scatole
trasparenti che indicano una via di uscita nelle sale, portandoci di
direzione opposta alla dimensione filmica, in pratica una strada che ci
(ri)porta verso la realtà - dove l'incanto finisce.
Poco importa
della apparente dicotomia tra reale e irreale: più urgente é il bisogno
di spezzare l'oblio (é la pellicola interrotta, il buio, la mancanza di
un esito ad essere insostenibile). Così é pure per Réelirréel
(2007), giocate simbolicamente nello spazio tra finzione e osservatore,
davanti ad una pellicola noir, il massimo grado di inganno,
seducente ed illusorio, ma al tempo stesso nutrita dal lato oscuro del
cronaca.
Grande peso
in Play With Me (2009), come nel già citato Autour d'un film,
ha anche il ricordo: non a caso il ripercorrere in luoghi densi di
significato esistenziale testimonia che il passato é materia malleabile
tra verità e inganno, tra il ricordo e le sua sceneggiatura privata, ma
é soprattutto un tessuto vitale e sensibile. E' quindi indicativo che in
entrambi i progetti si distingua l'universo protetto della casa, tema
fedele alla poetica dell'autrice.
Con modalità
diverse ma con una tensione comune a tutti i progetti, Andrée Julikà
Tavares si muove su un territorio non semplice, a tratti oscuro, tra il
ricordo e l'immaginario, tra il quotidiano e la finzione. I lavori
dell'artista parlano sommessamente di un crollo di certezze, dove ciò
che rimane é sostenuto dall'apparenza più che dalla volontà,
dall'artificio e dall'evocazione dei mezzi di comunicazione di massa
(cinema, televisione) più che dal lento oscillare tra azione e ragione.
Oggetto
della sua arte non é la fotografia in senso stretto bensì la natura
della fotografia nel suo rapporto con la memoria, e quindi dell'uomo con
sé stesso e l'accettazione, o la costruzione, laddove potrà ritenerlo
possibile, del proprio destino.
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