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Christof Klute
Luoghi dell’utopia
Dopo gli studi di teologia e filosofia a Münster e Colonia, Christof Klute si é perfezionato in fotografia con i coniugi Bernd ed Hilla Becher
mutuandone una forte impronta progettuale e concettuale: egli affronta
infatti nel suo lavoro, e fa propria nella sua poetica, la dimensione
sacrale dello spazio, ma forse sarebbe meglio dire, la misura utopica, l’orizzonte
lontano che da sempre muove gli uomini.
Klute è presente alla Galleria Cons Arc con due lavori distinti, che
tuttavia obbediscono alla stessa prospettiva di ricerca citata: una prima
serie riguarda le Unité d'Habitaton di Le Corbusier, edificio
rivoluzionario degli anni Cinquanta nato con l’obiettivo di porre un
argine ai problemi di ricostruzione e urbanizzazione delle aree urbane
francesi. Rivisitandoli, perché si tratta di edifici simili in distinte
località francesi, il fotografo tedesco non varca la porta degli
appartamenti, rivelando un rispetto inconsueto per gli spazi privati (nella
fattispecie appartamenti di diversa dimensione, giocati su due piani e
modulati per famiglie con numero variabile di componenti). ma fissa la sua
attenzione sugli spazi comuni della “machine à habiter”, quali corridoi,
zone di passaggio e finestre.
L’utopia é data dal fatto che si tratta di spazi condivisi ed armonizzati,
come dimensioni e misure, intorno ad un uomo ideale che annuncia un’era
futura, il “Modulor”, astrazione geometrica delle proporzioni del corpo
umano in cui confluiscono studi sulla sezione aurea e dati della
progressione di Fibonacci.
Se per la serie di Le Corbusier si é esaminato uno spazio laico per
eccellenza, la casa, la seconda serie, a Sarnen, in un intenso monocromo
scandito da volumi anch’essi modernistici, il luogo indagato é sicuramente
più appartato ed austero, profondamente riflessivo: abbiamo immagini
appartenenti all’interno di un convento, Klöster in tedesco dal latino
claustrum, che più che chiusura sembrano evocare una giusta separazione
rispetto al mondo e le sue incombenze materiali - una sorta di invito ad
una sobrietà dimenticata.
Anche in questo caso, più del punto di approdo, é di grande interesse il
percorso, l’aspirazione, la progressione che poggia su una fragile
prospettiva, l’austera tensione che preme verso l’ignoto e l’ideale.
In una certa misura, tutti i luoghi raccolti e riproposti da Klute sono
quindi territori “in attesa”; in attesa di essere vissuti e abitati nella
loro dimensione fisica e simbolica, aspettano quindi un uomo contemporaneo
che sappia essere più' autentico senza dimenticare di essere visionario.
©
Gian Franco Ragno luglio 2008
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CHRISTOF KLUTE
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si ringraziano per la
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Galerie Löhrl,
Mönchengladbach
per la serie Sarnen
Philip Rolla |