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SandroGlaettli
POPOLI








q Testo di Luca Patocchi
q    Contributo di Frdinando Scianna
q    Biografia




 


 

 

 

Mettere anche un solo piede in un bosco significa mettere sottosopra un equilibrio che di umano non ha proprio nulla. Č infatti necessario un assoluto silenzio per ascoltare i rumori del bosco. Formiche che corrono indaffarate, bisce che strisciano silenziose sotto lo strame, fruscii del vento tra le foglie e i rami degli alberi, cinguettii di uccelli . Rumori tanto piů evidenti di notte poiché tale č il frastuono della vita quotidiana della cittŕ durante il giorno, da renderli inesistenti e insignificanti alle persone meno sensibili.
Ho sempre abitato accanto ai boschi sin da piccolo. Il bosco č stato per me fonte di educazione, di paure e di giochi: da qui forse il mio rispetto. Bruciavano, soprattutto dąestate, vuoi per idiozia umana che per autocombustione. La paura, tanto da dover scappare da casa con i miei genitori lasciando tutto dovąera per trasferirci dai nonni al lago, ma anche il fascino degli incendi che vedevo da vicino quando tornavo da scuola. Noi ragazzini correvamo avvertiti dalle sirene dei pompieri, affascinati dallo spettacolo dei grandi abeti e dalle betulle altissime che bruciavano come fiammiferi, oppure, di notte, sulląaltra sponda del Lago Maggiore, assistevo a magnifici spettacoli pirotecnici dei boschi che, rossi, verdi e gialli di fiamme tremolanti, creavano forme astratte sempre in movimento. Il giorno dopo solo il fumo lasciava traccia del danno enorme ormai avvenuto.

Era anche, il bosco, il nostro parco giochi naturale. Si giocava agli indiani costruendo archi e capanne sugli alberi. Prima ancora di farsi degli amici, quelli in carne ed ossa, č stato il bosco il mio primo grande amico. Parlavo alle piante, davo loro un nome. Ricordo łul zio˛ un castagno che, forse colpito da un fulmine, non era piů riuscito a crescere normalmente ed aveva lasciato cosě al suo interno un buco, abbastanza grande per farci la nostra sala di incontri segreti. Esiste ancora oggi, malconcio, con qualche esile rametto nuovo che stenta perň a diventar adulto. Nostro divertimeto era anche quello di andare a caccia di scheletri di animali, soprattutto gatti che se n'erano andati nel bosco a morire in santa pace. Tutto ciň ci faceva sentire importanti esploratori di foreste sconosciute e impenetrabili dove in ogni angolo, in ogni cespuglio si poteva celare un tesoro che pareva messo lě apposta per noi.

Sandro Glaettli ha la giusta sensibilitŕ verso le foreste che fotografa con rispetto e dolcezza. Si č reso conto che il bosco č costituito da esseri viventi: le piante. Esse crescono, parlano e cantano, si sviluppano in tutte le direzioni e diventano simili alląuomo, tanto da poterle paragonare nel loro insieme a delle cittŕ. Ma cąč una differenza sostanziale tra la cittŕ degli uomini e la cittŕ degli alberi: questąultima č piů disponibile ad accogliere gli intrusi. Cimiteri, depositi di ferraglia, discariche abusive, carcasse di animali ed ogni cosa abbadonata dalląuomo con totale incoscienza, viene avvolta e ricoperta dal bosco. Come se il bosco volesse nascondere agli occhi di chi lo percorre a piedi, le brutture del mondo. Tra le spire dei rami degli alberi, vengono inghiottiti gli oggetti che ląuomo ha forse amato, ma che non vuole piů vedere, vuole dimenticare. Il bosco nasconde la memoria delląuomo e, quando č possibile, la ricicla.
Infine il bosco č fonte di vita. Dal bosco provengono una quantitŕ enorme di prodotti utili. Il legno, ovviamente, che ci accomagnava fino a qualche secolo fa dalla culla,al letto, alla bara (come ben ricordava Filippo Rampazzi, direttore del Museo di Storia naturale di Lugano in un catalogo di una mostra di alcuni anni fa alla Galleria Gottardo). Il bosco dava nutrimento: bacche, castagne e altri alimenti oggi ormai coltivati quasi solo in serra; produceva erbe usate nella preparazione di pietanze e medicinali.
Nonostante l'urbanizzazione forzata a scapito della macchia generatrice, il bosco č ancora oggi luogo importante per la vita delląuomo. Percorrendolo di giorno e di notte, in punta di piedi cercando di non disturbare, Sandro ci offre le immagini della sua quieta trasformazione, anche laddove ląuomo č intervenuto: accatastando legna tagliata, piantando steli per i suoi morti, pulendo lo strame dai sentieri. Egli gira per il bosco solo quando se la sente e lo fotografa solo quando ląimmagine che ha ben fissa nella sua mente, gli si propone davanti.
Si augura che un giorno tutto venga riordinato e, come rappresenta ląultima fotografia di questo libro, tutto venga rimesso in moto reinstaurando il concetto di equilibrio che la natura ottempera per sua stessa concezione ma che ląuomo, nella sua presuntuosa arroganza vorrebbe scardinare.

Luca Patocchi, Breganzona, giugno 2005

   
 

 
   
 

Il bosco é al centro delle mitologie, e quindi delle favole, che accompagnano, forse da sempre, la cultura europea. Forse dell’intero pianeta. La cultura romantica ha circondato il bosco di un alone malinconico che include anche la contemplazione e la memoria della morte. Da allora sembrano sposarsi bene boschi e tombe. Forse perché il luogo di più intensa vita vegetale, come é il bosco, ancora di più sottolinea la nostra effimera centralità.

 

C’é anche questo nelle fotografie di Sandro Glaettli. Ma c’é soprattutto lo sguardo d’infanzia di un ragazzo svizzero per il quale il bosco é ambiente che coincide con la vita stessa, esperienza di bellezza, silenzio.

Ferdinando Scianna

   
 

Biographical notes

 

Sandro Glaettli started his adventure in photography with his father’s twin-lens Rolleiflex.

He acquired basic training during theoretical and practical courses at high school in Lugano.

In 1993 he set up his first darkroom for black-and-white photos and broadened his skills in various printing techniques.

The 6 x 6 format is still his favourite, and he has always used 80 mm and 40 mm lenses.

  

Photography exhibitions

Solo

1992 Bar Tra, Lugano – Paris

1994 Municipio Arogno – Arogno… Dreams... Thoughts

1998 Ristorante Storni, Tesserete – Fuerteventura

2000 Municipio Genestrerio – New York

2001 Sala Aragonite, (Late Summer Encounters) Manno -”Olive Tree People”

2001 Museo della Civiltà dell’Olivo, Trevi, Italy -”Olive Tree People”

 

Group

1994 Municipio Lugaggia – One Morning in Lugaggia

1997 UBS Lugano – Temporanee

1997 Municipio Bidogno – Here and There in Bidogno

1997 Municipio Sala Capriasca – People and Districts

1998 Municipio Cagiallo – From Earth to Sky

1998 Bar Zoccolino, Bellinzona – Ticino Artists

2000 Municipio Roveredo – Roveredo and its Poetic Corners

2002 OBV, Mendrisio – Voglia di pcia (Gabriela Spector, sculptress)

2003 Sala Aragonite, (Late Summer Encounters) Manno – True/False

 

Miscellaneous

Calendar 2000 Banca Reiffeisen, Tesserete

CD Cover, Breakfast with Schopenhauer

Official photographer, International Biennale of Underwater Photography, 1997 – 1999 – 2001

VP Gruppo Fotoamatori Capriasca

Nomination Obiettivo Immagine, Fondazione Vincenzo Vicari, Caslano 2001

Nomination Libreria Il Libraccio, Varese

Photographic portfolio with 8 other photographers for “Incontri di fine estate” (Late Summer Encounters), Manno 2003

Selection and publication in the Black & White journal, California 2005

 

   
     


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