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Mettere anche un solo piede in un bosco significa mettere sottosopra un
equilibrio che di umano non ha proprio nulla. Č infatti necessario un
assoluto silenzio per ascoltare i rumori del bosco. Formiche che corrono
indaffarate, bisce che strisciano silenziose sotto lo strame, fruscii
del vento tra le foglie e i rami degli alberi, cinguettii di uccelli .
Rumori tanto piů evidenti di notte poiché tale č il frastuono della vita
quotidiana della cittŕ durante il giorno, da renderli inesistenti e
insignificanti alle persone meno sensibili.
Ho sempre abitato accanto ai boschi sin da piccolo. Il bosco č stato per
me fonte di educazione, di paure e di giochi: da qui forse il mio
rispetto. Bruciavano, soprattutto dąestate, vuoi per idiozia umana che
per autocombustione. La paura, tanto da dover scappare da casa con i
miei genitori lasciando tutto dovąera per trasferirci dai nonni al lago,
ma anche il fascino degli incendi che vedevo da vicino quando tornavo da
scuola. Noi ragazzini correvamo avvertiti dalle sirene dei pompieri,
affascinati dallo spettacolo dei grandi abeti e dalle betulle altissime
che bruciavano come fiammiferi, oppure, di notte, sulląaltra sponda del
Lago Maggiore, assistevo a magnifici spettacoli pirotecnici dei boschi
che, rossi, verdi e gialli di fiamme tremolanti, creavano forme astratte
sempre in movimento. Il giorno dopo solo il fumo lasciava traccia del
danno enorme ormai avvenuto.
Era anche, il bosco, il nostro parco giochi naturale. Si giocava agli
indiani costruendo archi e capanne sugli alberi. Prima ancora di farsi
degli amici, quelli in carne ed ossa, č stato il bosco il mio primo
grande amico. Parlavo alle piante, davo loro un nome. Ricordo łul zio˛
un castagno che, forse colpito da un fulmine, non era piů riuscito a
crescere normalmente ed aveva lasciato cosě al suo interno un buco,
abbastanza grande per farci la nostra sala di incontri segreti. Esiste
ancora oggi, malconcio, con qualche esile rametto nuovo che stenta perň
a diventar adulto. Nostro divertimeto era anche quello di andare a
caccia di scheletri di animali, soprattutto gatti che se n'erano andati
nel bosco a morire in santa pace. Tutto ciň ci faceva sentire importanti
esploratori di foreste sconosciute e impenetrabili dove in ogni angolo,
in ogni cespuglio si poteva celare un tesoro che pareva messo lě apposta
per noi.
Sandro Glaettli ha la giusta sensibilitŕ verso le foreste che fotografa
con rispetto e dolcezza. Si č reso conto che il bosco č costituito da
esseri viventi: le piante. Esse crescono, parlano e cantano, si
sviluppano in tutte le direzioni e diventano simili alląuomo, tanto da
poterle paragonare nel loro insieme a delle cittŕ. Ma cąč una differenza
sostanziale tra la cittŕ degli uomini e la cittŕ degli alberi:
questąultima č piů disponibile ad accogliere gli intrusi. Cimiteri,
depositi di ferraglia, discariche abusive, carcasse di animali ed ogni
cosa abbadonata dalląuomo con totale incoscienza, viene avvolta e
ricoperta dal bosco. Come se il bosco volesse nascondere agli occhi di
chi lo percorre a piedi, le brutture del mondo. Tra le spire dei rami
degli alberi, vengono inghiottiti gli oggetti che ląuomo ha forse amato,
ma che non vuole piů vedere, vuole dimenticare. Il bosco nasconde la
memoria delląuomo e, quando č possibile, la ricicla.
Infine il bosco č fonte di vita. Dal bosco provengono una quantitŕ
enorme di prodotti utili. Il legno, ovviamente, che ci accomagnava fino
a qualche secolo fa dalla culla,al letto, alla bara (come ben ricordava
Filippo Rampazzi, direttore del Museo di Storia naturale di Lugano in un
catalogo di una mostra di alcuni anni fa alla Galleria Gottardo). Il
bosco dava nutrimento: bacche, castagne e altri alimenti oggi ormai
coltivati quasi solo in serra; produceva erbe usate nella preparazione
di pietanze e medicinali.
Nonostante l'urbanizzazione forzata a scapito della macchia generatrice,
il bosco č ancora oggi luogo importante per la vita delląuomo.
Percorrendolo di giorno e di notte, in punta di piedi cercando di non
disturbare, Sandro ci offre le immagini della sua quieta trasformazione,
anche laddove ląuomo č intervenuto: accatastando legna tagliata,
piantando steli per i suoi morti, pulendo lo strame dai sentieri. Egli
gira per il bosco solo quando se la sente e lo fotografa solo quando
ląimmagine che ha ben fissa nella sua mente, gli si propone davanti.
Si augura che un giorno tutto venga riordinato e, come rappresenta
ląultima fotografia di questo libro, tutto venga rimesso in moto
reinstaurando il concetto di equilibrio che la natura ottempera per sua
stessa concezione ma che ląuomo, nella sua presuntuosa arroganza
vorrebbe scardinare.
Luca Patocchi, Breganzona, giugno 2005 |
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Il bosco é al centro delle
mitologie, e quindi delle favole, che accompagnano, forse da sempre, la
cultura europea. Forse dell’intero pianeta. La cultura romantica ha
circondato il bosco di un alone malinconico che include anche la
contemplazione e la memoria della morte. Da allora sembrano sposarsi bene
boschi e tombe. Forse perché il luogo di più intensa vita vegetale, come é
il bosco, ancora di più sottolinea la nostra effimera centralità.
C’é anche questo nelle fotografie di
Sandro Glaettli. Ma c’é soprattutto lo sguardo d’infanzia di un ragazzo
svizzero per il quale il bosco é ambiente che coincide con la vita stessa,
esperienza di bellezza, silenzio.
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Biographical notes
Sandro Glaettli started his
adventure in photography with his father’s twin-lens Rolleiflex.
He acquired basic training
during theoretical and practical courses at high school in Lugano.
In 1993 he set up his first
darkroom for black-and-white photos and broadened his skills in various
printing techniques.
The 6 x 6 format is still his
favourite, and he has always used 80 mm and 40 mm lenses.
Photography exhibitions
Solo
1992 Bar Tra, Lugano – Paris
1994 Municipio Arogno – Arogno…
Dreams... Thoughts
1998 Ristorante Storni,
Tesserete – Fuerteventura
2000 Municipio Genestrerio –
New York
2001 Sala Aragonite, (Late
Summer Encounters) Manno -”Olive Tree People”
2001 Museo della Civiltà
dell’Olivo, Trevi, Italy -”Olive Tree People”
Group
1994 Municipio Lugaggia – One
Morning in Lugaggia
1997 UBS Lugano –
Temporanee
1997 Municipio Bidogno – Here
and There in Bidogno
1997 Municipio Sala Capriasca
– People and Districts
1998 Municipio Cagiallo – From
Earth to Sky
1998 Bar Zoccolino, Bellinzona
– Ticino Artists
2000 Municipio Roveredo –
Roveredo and its Poetic Corners
2002 OBV, Mendrisio –
Voglia di pcia (Gabriela Spector, sculptress)
2003 Sala Aragonite, (Late
Summer Encounters) Manno – True/False
Miscellaneous
Calendar 2000 Banca Reiffeisen,
Tesserete
CD Cover, Breakfast with
Schopenhauer
Official photographer,
International Biennale of Underwater Photography, 1997 – 1999 – 2001
VP Gruppo Fotoamatori
Capriasca
Nomination Obiettivo Immagine,
Fondazione Vincenzo Vicari, Caslano 2001
Nomination Libreria Il
Libraccio, Varese
Photographic portfolio with 8
other photographers for “Incontri di fine estate” (Late Summer Encounters),
Manno 2003
Selection and publication in
the Black & White journal, California 2005
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