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Presentazione e mostra a cura
di GianFranco RAGNO
L’esposizione collettiva
Territoires vuole essere un episodio di esperienze estetiche
legate al territorio ticinese da parte di quattro giovani fotografi locali.
Un territorio che, nel senso più ampio del termine, abbandona la sua
dimensione fisica per diventare campo e narrazione di identità.
Tutti e quattro gli autori, in
tempi e modalità eterogenee, hanno indagato la realtà fisica circostante
come forma in perenne trasformazione seguendo, attraverso la fotografia e
il suo diversificato utilizzo, dei progetti che appaiono sempre in
fieri, in divenire. Confrontarsi con il paesaggio porta luce sul
confine labile tra esterno e interno, sempre più precario, per
configurarsi, in ultima analisi, come una questione di identità.
►Biografie
autori e opere |
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simon brazzola

In una minuziosa e riservata
ricerca dell’elemento colore, il ripensamento continuo è un tratto
peculiare di Simon Brazzola. Una ricerca che suggerisce ampi spazi
di riflessione, vuoti e pieni, ritorni ed assenze. Non conta tanto la
partecipazione estetica quanto quella emotiva del paesaggio: l’esperienza
fotografica è spazio di riconquista, di ritrovamento: la fatica non
appartiene allo scatto, bensì all’attesa e la riflessione che il risultato
ripropone.
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giuseppe chietera

Il mondo è uno scenario aperto
a tutte le nostre possibili proiezioni: la città ne è uno dei teatri,
fatto di quinte in parte fisse in parte in perenne trasformazione – su
questo tema si indirizzano le fotografie di Giuseppe Chietera.
Autore che, muovendosi all’interno di precise zone di Locarno, ha la
possibilità di sviluppare diversi registi e giocare ruoli anche opposti
nello sperimentare un linguaggio fotografico. Cosi come appare nei due
lavori presentati in questa occasione, colti in due fasi di elaborazione
volutamente distinte, il territorio si presenta sulla scena sempre
mutevole, attraverso episodi di sceneggiature urbane, racconti e dialoghi
ancora da sviluppare.
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sandro grandinetti

Un rapporto conflittuale tra
corpo, individuo e invasioni di segni, la mancanza di unità alla base
dell’esperienza quotidiana contemporanea è da sempre soggetto di Sandro
Grandinetti: ovunque volgiamo lo sguardo, il campo visivo e
concettuale è soggetto ad un invasione di messaggi e segni. Partendo da
posizioni vicine a Baudrillard, sulla uccisione della realtà da parte dei
media, Grandinetti offre una riconciliazione possibile con essi che parte
da un recupero e restauro sensoriale dello spazio, compiendo un percorso a
ritroso, abbandonando la virtualità, servendosi di un asse stradale come
un perno morale di questa impresa.
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gianfranco ragno

Utilizzando amatorialmente una
superata macchina fotografica, da sempre strumento di narrazione
personale, Gian Franco Ragno vive il conflitto tra vicende
personali e la dimensione storica, ed, in questo caso, l’incendio di un
luogo di culto ebraico a Lugano, tra l’incubo dell’indicibile ed i dubbi
sul valore dell’immagine in forma di testimonianza. Ne consegue un altro
tema che si sviluppa intorno alla riproposizione del negativo, che non
vorrebbe essere ingigantito, urlato, perché nella sua forma e realtà
fisica risiede la sua autenticità di traccia, la sua verità.
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