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ANTONIO BOGGERI
(1900-1989)
FOTOGRAFIE ANNI '30-'40
dal 4 maggio al 17
giugno 2000
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BIOGRAFIA
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Antonio
Boggeri nasce a Pavia nel 1900. Intraprende giovanissimo
lo studio del violino. A 16 anni frequenta l'Istituto
Tecnico e inizia a fotografare con una Kodak 4x4. Nel
1918 é per pochi mesi alla Scuola allievi ufficiali d i
Torino dove incontra Giuseppe Crespi. Riprende a Milano
lo studio del violino, prima alla scuola musicale poi al
conservatorio. Suona nel Quartetto pavese. Nel 1924
Alfieri & Lacroix, la maggiore industria tipografica
milanese, viene rilevata da Giusepp e Crespi che vi
chiama Boggeri a dirigerla. Per 8 anni sarà così a
diretto contatto con tutte le fasi della produzione
tipo-litografica, dalla fototecnica alla stampa alla
confezione. In particolare controlla il settore
riproduzione a colore delle opere d'a rte. Nello
stabilimento Marco Luigi Poli ha un ufficio per la
realizzazione del supplemento illustrato del "Popolo
d'Italia" dove arrivano dall'estero varie riviste.
E' così che Boggeri scopre Eduard Steichen su
"Commercial Art" e El Lisitskj su "URSS en
Costruction". Se nel contatto diretto con la
fabbrica Boggeri si confronta con gli aspetti tecnici,
con Poli affronta quelli progettuali, in particolare
durante il breve periodo della rivista "Natura"
per la quale scrive lucidi testi sulla fotografia
moderna. E' questo quotidiano confronto che farà nascere
in Boggeri l'idea di uno studio capace di pensare e
gestire lo stampato nel suo iter completo. "Arts e
Metiers graphiques" pubblica nel 1930 un ampio
saggio di Jan Tschichold dal titolo: Cos'é la nuova
tipografia e cosa vuole. Più che dal testo, di cui
avverte la contraddizione di fondo, Boggeri é colpito
dall'apparato iconografico dove Tschichold presenta;
oltre ai propri, lavori di Moholy-Nagy, Hunt, Molzahn,
Teige, Domela, Canis, El Lisitskij, Cyliax, Zwart,
Klutsis, Sutnar e Trump.
Apre nel 1933 a Milano in via Borghetto 5 lo Studio Boggeri, una B rossa di Didot tra due punti neri che
arriva dallo Studio Lorel della Deberry & Peignot di
Parigi. Dalla Germania arriva invece Kate Bernhardt e
Boggeri inven ta il mestiere di art director. Intanto
costruisce fotografie sperimentali e pubblicitarie. Per
la V Triennale Paul Renner ordina nella sezione tedesca
una rassegna della stampa. Vi figura Imre Reiner che vive
sopra Lugano e che Boggeri affianca a Kate Be rnhardt.
Verso la fine dell'anno si verifica un episodio che
segnerà le sorti, definirà l'immagine e favorirà il
decollo dello Studio. Xanti Schawinsky passa da Milano.
Poli lo presenta a Boggeri e l'indomani stesso Schawinsky
entra nello Studio. Rimane per tutto il '34 e, come Imre
Reiner, meraviglia Boggeri per la padronanza dei
procedimenti tecnici.
Il lavoro dello Studio denuncia sin dall'inizio la
predilezione per la tipo-fotografia in opposizione alla
tipografia integrale o costruttiva; i risultati di Moholy-Nagy e Man Ray non sono assunti come valori
artistici in assoluto ma trasferiti in una versione
operativa finalizzati alla comunicazione.
Nel 1935 Boggeri va a Zurigo con Schawinsky a conoscere Hans Finsler. Al rientro, al Monte Verità incontra Bayer, Breuer, Gropius e Moholy-Nagy. Come già
all'inizio con Nizzoli, dal '35 al '39, Boggeri lavora
con collaboratori esterni, Ricas-Munari, Carboni,
Muratore, ma é sempre alla ricerca di una presenza
costante al suo fianco. Nel 1938 Gerard Miedinger da Zur
igo gli suggerisce Max Huber che approderà finalmente
allo studio nel febbraio del '40. Max Huber porta in
Italia la scuola Williman, ma soprattutto una grande
ricchezza creativa e una straordinaria ricettività . E'
forse paradossalmente impossibile pensare una storia
della grafica moderna italiana senza lo svizzero Huber.
E' con il suo apporto che comunque si precisa
definitivamente il profilo dello Studio in un inedito
rapporto "costruttivo" e
"libertario". E' a questo punto che Pagano, in
polemica con la rivista "Stile" di Ponti chiede
a Boggeri una collaborazione alla rinnovata
"Domus". E più tardi la partecipazione al
volume "Fotografia". Boggeri e Huber inventano
la rivista "Fototipo" che rimane allo stadio di
menabò. Ancora nel '41 non vedrà la luce il volume
"Dimensioni" immaginato con Banfi, Belgioioso e
Peressutti e neppure "Tipografia-arte costruttiva-
architettura" con Max Bill, che conosce a Zurigo con Emil Schultess e Alfred Roth nel '42, e così ancora nel
'46 la piccola rivista "Foto-tipo-grafica" per
la quale Bill aveva in programma di disegnare un nuovo
carattere tipografico. Nel 1942 Huber continua dalla
Svizzera a collaborare con lo Studio. Nel primo dopo
guerra su suo consiglio, arriverà in Via Borghetto Carlo
Vivarelli fondatore negli anni '50 di "Neue
Grafik" con Hans Neoburg, Richard Lohse e Joseph
M\'fcller-Brockmann. Ancora dalla Svizzera giunge Walter Ballmer che passerà più tardi alla Olivetti. Nel '48 i
fili tesi tra le mani stesse di Boggeri annunciano il
trasferimento dello Studio in piazza Duse .Nel 1951 l`
Alliance Graphique Internationale invita Boggeri alla
rassegna di Parigi. Sarà ancora invitato a Londra nel
'56 a Losanna nel '57 e a Milano nel '61.nel '51 Karl
Gerstner, contattato da Boggeri, scrive che non può
venire a Milano ma che non comprende cosa Boggeri intenda
con "stile freddo". E' qui esplicita invece la
sua ricerca costante del superamento della ortodossia
razionalista. Ciò che Boggeri chiede ai collaboratori é
"la mosca nella ragnatela". A infrangere
ragnatele verranno invece dalla Svizzera Aldo Calabresi e René Martinelli prima, poi, nel1961, Bruno Monguzzi, che
tornerà negli anni settanta, suo ultimo
collaboratore.Nel1964 il Carpenter Centre for the Visual
Arts dell'Università di Harvard invita Boggeri alla
rassegna "Ti pografia sperimentale 1920-1964".
Lo stesso anno il suo amore per l'illustrazione si
concretizza nella presenza di Hazy Oserwalder che disegna
il volume "Blues" per il quale Boggeri si farà
editore.
Gran Premio alla Triennale del '51 e Medaglia d'oro in
quella del '57, vi figura nel 1981 con una grande
retrospettiva dello Studio. Premio Vita di pubblicitario,
socio onorario dell'Art Director's Club di Milano e
membro della ICTA americana, Antonio Boggeri si ritira
nel 1976 a Santa Margherita Ligure dove muore nel 1989. |
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